N° 2

 

IO SONO LEGGENDA

(PARTE SECONDA)

 

 

ADDESTRAMENTO

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

           

            Falcon è in piedi, appoggiato ad un camino, con una smorfia sulle labbra e dice con voce ferma:

-Amico, dobbiamo parlare!-

            L’uomo che porta il nome di Capitan America deglutisce, sapeva che questo momento sarebbe venuto, prima o poi. In confronto a questa sfida affrontare un reggimento di Figli del Serpente è una passeggiata

-Certo.- si costringe a rispondere con voce che spera calma –Da dove vuoi cominciare?-

-Dal nome che porti, dal costume che indossi.- risponde Falcon –Cosa ti fa pensare di esserne all’altezza?-

-È da quando sono nato che mi preparo, sono stato addestrato ad agire, a comportarmi a pensare da Capitan America sin da quando posso ricordare.-

-Addestrato eh? Io sono stato addestrato dal migliore, vediamo tu quanto sei bravo. Colpiscimi-

            L’uomo di nome Capitan America sferra un destro a Falcon che lo blocca facilmente con la mano aperta

-Puoi fare di meglio, riprova!-

            Cap lo colpisce di sinistro, ma ancora una volta, Falcon gli blocca il polso e stavolta gli blocca entrambi i polsi con una ferrea presa.

-Su- dice Falcon con un sogghigno –Fammi vedere come ti liberi.-

            Con una mossa rapida, Cap si lascia cadere all’indietro e, mentre ricade sulla schiena, fa volare Falcon sopra la sua testa spezzando la sua presa. Con un’agile capriola il protettore di Harlem atterra sui piedi

-Ben fatto ragazzo, ma io non sono ancora battuto… e adesso cosa fai?-

            Per tutta risposta il Capitano lancia il suo scudo contro l’avversario, ma Falcon emette un breve fischio e…un falcone reale intercetta la traiettoria dello scudo con le sue zampe artigliate facendolo ricadere a terra.

-Bravo Redwing. Ecco, ora hai perso la tua arma che farai ora?

-Non è lo scudo che conta, ma l’uomo.- replica Cap

-Detto da vero Capitan America. Ora vieni, riprenditi lo scudo.-

            Quel che accade dopo è quasi troppo veloce per l’occhio umano. Cap balza verso lo scudo, ma Falcon lo getta lontano con un calcio; il giovane con una rapida torsione sposta il suo slancio verso la nuova posizione, Falcon si lancia contro di lui, Cap atterra, rotola di lato evitando lo slancio di Falcon, poi allunga la mano verso lo scudo. Redwing gli sfiora la mano con gli artigli, poi Falcon lo afferra da dietro con la presa chiamata mezzo Nelson, passandogli le braccia sotto le ascelle e poi tirando indietro, mentre col ginocchio punta contro la schiena.

-Ti arrendi ragazzo?-

            Cap stringe i denti e risponde:

-M..mai!-

            Con uno sforzo supremo le sue gambe si stringono a forbice al torso di Falcon e, con un’ulteriore sforzo lo sbatte di lato, poi gli balza addosso

-Soddisfatto?- chiede

-Abbastanza!- replica Falcon –Forse puoi meritarti il nome, dopotutto, certo c’è ancora da lavorare, ma non sei male.-

 Si sono rimessi in piedi e Falcon raccoglie lo scudo e lo lancia verso Cap che lo riprende al volo.

-Tienilo caro, ragazzo!- gli dice Falcon. –Il tuo predecessore ci teneva molto. Ti sei scelto una dura eredità da portare avanti, ma credo che tu sia sulla strada giusta.-

            Cap si rimette lo scudo al braccio destro

-Sono contento di sentirtelo dire!-

-Non correre troppo, non abbiamo ancora finito io e te.-

            Capitan America sospira.

 

            Il Jet della British Airways è atterrato al J.F.K. di New York con impeccabile precisione. L’avvocato (Barrister, prego) John Watkins pensa all’ultima volta che è venuto in quelle che il suo vecchio maestro chiamava con un certo snobismo: le Colonie. Non è stato troppo tempo fa, a pensarci bene: era il funerale di Jimmy Riordan, è stato allora che tutto è cominciato, non è amaramente ironico che sia proprio a causa di quanto iniziò quel giorno che lui ora si trova lì?

-John!- lo chiama una voce nota

-Salve Emerson…- risponde senza scomporsi –Ti trovo bene vecchio mio.-

            Lo scambio di convenevoli è rapido e asciutto e John Watkins segue il suo anfitrione: l’avvocato Emerson Bale sino ad un’elegante auto in attesa nel piazzale dell’aeroporto

-Immagino che andrai al tuo Hotel per riposarti e rinfrescarti un po’…- gli chiede Bale

-Preferirei vedere lei il prima possibile.-

-Ho parlato col Giudice Chalmers, ha acconsentito ad un permesso, ma non capisce l’interesse di un avvocato inglese per questo caso.-

            Watkins corruga la fronte

-Un interesse squisitamente personale, ma non c’è bisogno che il Giudice lo sappia.-

            Detto questo, si appoggia allo schienale del sedile e chiude gli occhi.

 

 

 2.

 

 

            La targa sul vetro smerigliato dice: “Human Resources Administration. Samuel Wilson Social Worker”. L’ufficio non è nulla di pretenzioso: una stanza che sulla destra ha una fila di schedari, subito dopo, una porticina che da sul bagno; sulla parete sinistra è appoggiato un divano verde che ha visto giorni migliori, come pure la scrivania, letteralmente stracolma di carte ammonticchiate alla rinfusa, davanti alla scrivania ci sono tre sedie destinate ai visitatori, dietro, una poltroncina in finta pelle nera alle cui spalle si apre l’unica finestra protetta da veneziane. Il ragazzo che apre la porta è un giovane nero dell’apparente età di 18 anni (ma non si può esser certi che non sia più vecchio), alto e ben proporzionato, con indosso un giaccone marrone. Sam Wilson è in maniche di camicia e con la cravatta allentata, è al telefono e non sembra di buon umore, mentre saluta il nuovo arrivato con un cenno della mano

-Non ci siamo Bob… - sta dicendo Sam –Lo conosco il passato del ragazzo, lo so cos’ha fatto, ma che alternativa mi suggerisci? Ributtarlo in strada e perché ricominci a farsi? Non è per questo che ci pagano, credo- fa una smorfia all’indirizzo del ragazzo, come a dirgli cosa pensa dell’interlocutore, alla fine chiude la comunicazione e si rivolge all’altro.-

-Che notizie mi porti Jody?-

-Beh so che ti farà piacere saperlo zio.- risponde Jody Carver -Ho superato il colloquio per l’internato all’H.R.A..-

-Splendido! Tua madre ne sarà felice…ed anch’io. Quando cominci?-

-Ancora non mi hanno detto niente.-

-Beh per ora che ne dici di accompagnarmi?-

            Così dicendo, Sam si alza, si sistema la cravatta, indossa giacca e soprabito ed apre la porta

-Ok.Dove andiamo?-

-Al Centro Jimmy Betha,[1] come sai sono nel Consiglio dei Supervisori.-

            Escono accolti da una folata di vento, Sam si stringe nel soprabito. Potrebbe essere una brutta giornata, pensa e non sa quanto ha ragione

 

            La redazione della Rivista Now ferve della solita attività di un settimanale d’informazione. Nel cubicolo che si ritrova come ufficio, Charlie Snow, il Direttore associato, contempla la bottiglia che tiene sulla scrivania. È rigorosamente chiusa, la tiene davanti a se per ricordarsi di com’era la sua vita sino a poco tempo prima, quando la sua propensione all’alcool stava per costargli  tutto: lavoro e matrimonio compresi. Ogni giorno che passa resistendo alla tentazione di aprire la bottiglia è una sua personale vittoria, ma questo il giovane di nome Jeff Mace non può saperlo. Osserva Snow, un uomo che trova decisamente simpatico, anche se bisognerebbe diffidare sempre degli amici dei propri padri, pensa con una punta d’acida ironia. Calmati Jeff, si dice, sei troppo giovane per essere già cinico e poi…tu non puoi permetterti di essere cinico, non tu, giusto?

-Un’inchiesta sui servizi sociali cittadini?- borbotta Snow –Mm, posso immaginare che direbbe Jonah: “A chi importa? I lettori si infastidiscono a leggere dei derelitti della società, vogliono sensazioni forti”, poi stringerebbe fra denti il sigaro  e direbbe: “Va bene e se scopri qualche magagna, la sbattiamo in copertina”. Saltiamo i tempi morti, ti approvo il servizio, ma voglio il primo articolo in tempo per il prossimo numero o non se ne fa niente.-

-Grazie Mr. Snow!-

-Charlie, qui dentro sono Charlie, Mr. Snow era mio padre ed ora va…Ah, naturalmente, un novellino come te non può fare tutto da solo, Joy Mercado verrà con te.-

            Jeff vorrebbe protestare, ma, ripensandoci, capisce le ragioni di Snow e poi…deve confessare che ci sono destini peggiori che passare la giornata con una ragazza come Joy Mercado-

-Ok!- risponde, ma non resiste alla tentazione dell’ultima parola -…A proposito, capo, bello quel servizio su Prowler di due settimane fa.-

Snow rimane per un attimo interdetto, come indeciso su quale espressione assumere, poi…

-Fila via, ragazzaccio!-

            Jeff esce sorridendo. Attraversa la redazione con passo sciolto, si avvicina al tavolo sopra il quale Joy Mercado sta seduta, chiacchierando con una segretaria. Come il solito, la ragazza indossa una maglietta e dei pantaloni tanto aderenti da non lasciare praticamente nessuno spazio all’immaginazione. Jeff si sforza di mantenersi indifferente ed è ben contento di non indossare una calzamaglia in questo momento (ma come fanno tutti i supereroi in certe situazioni, si chiede?). Con poche precise parole spiega a Joy la situazione e la ragazza risponde pronta:

-Ok! Andiamo pure. Paghi tu il taxi vero?-

            Sarà una splendida giornata, se lo sente.

 

Nel suo rifugio segreto, l’Uomo che si fa chiamare il Serpente Supremo convoca due suoi capi settore.

-È il momento di altre azioni dimostrative.- afferma –Voglio una squadra a Harlem, dobbiamo insegnare a quei negri a stare al loro posto. C’è un centro di accoglienza dei drogati e voli lo ripulirete da tutta la feccia che troverete. È ora di insegnare a questa gente chi sono i veri americani.-

-Hail Serpente Supremo!- ribattono i due

            Dopo che sono usciti, il Serpente Supremo si concede un sorriso sotto la sua maschera. Harlem è il territorio di Falcon e Falcon è collegato al Centro Betha. Un attacco del genere potrebbe portarlo allo scoperto e con lui il maledetto Capitan America. Sperava che se ne fosse andato per  sempre, ma, ancora una volta, i suoi piani hanno dovuto incontrare lui come ostacolo, non importa, stavolta sarà più furbo di quanto si aspetti e chiunque ci sia dietro quella maschera blu, finirà presto la sua carriera.

 

 

3.

 

 

            Nella sala riservata agli incontri tra imputati e difensori nel Centro di Detenzione Federale di New York, l’uomo di nome John Watkins si rivolge a Dallas Riordan silenziosa e con lo sguardo assente

-Cosa sta succedendo Dallas? Io so che tu non sei l’Incappucciata, perché indossavi il suo costume? Perché non hai negato?

            La ragazza dai capelli rossi non risponde, il suo sguardo continua a vagare nel vuoto, come  se non sentisse quello che le si dice

-Maledizione, ragazza, guardami!- sbotta Watkins -Tu sai chi sono e sai chi sei tu. Ti hanno drogata, ma puoi superare il condizionamento. Ti hanno addestrato per questo. Devi ricordare chi sei veramente.-

            Dallas Riordan comincia a tremare, si porta la testa tra le mani, dalla bocca le esce un grido strozzato.

-Ehi che succede la dentro?- grida una guardia da fuori

-Niente, niente!- risponde l’inglese, sperando di essere convincente –Un piccolo malore, ma ora  è passato.-

-Mm, sarà…forse farei meglio ad entrare…-

-No! Va tutto bene ho detto!-

            Poco convinto, il secondino si allontana dalla porta e Watkins solleva il volto della ragazza

-Dallas, tutto bene figliola?- chiede

            Dallas Riordan alza lo sguardo ed ora guarda Watkins come se lo vedesse per la prima volta.-

-Io sono la figlia di Jimmy Riordan, bastardo!- esclama vibrandogli un potente schiaffo. Mentre Emerson Bale spalanca la bocca stupito, Watkins sorride soddisfatto.

-Così va meglio figliola, sapevo che ce l’avresti fatta.-

            Dallas non risponde, contempla il suo abito e la stanza. Per la prima volta da tempo, sembra capire la sua situazione, come se una consapevolezza da tempo sepolta fosse improvvisamente emersa nel suo io cosciente.

-Era come se accadesse tutto a qualcun altro, come se non fossi io….Quella donna, i suoi occhi e….-

            Watkins l’ascolta e poi:

-Non sarà facile, ma ti tireremo fuori dai guai ragazza. Ti fiderai?-

            Lei lo guarda con evidente risentimento, ma risponde

-Non mi fiderò mai veramente di te, ma so che farai bene il tuo lavoro, avvocato.-

-Mi accontenterò…per ora.- si limita a commentare Watkins.

 

            Il Centro Ricreativo Jimmy Betha ferve di attività quando Sam Wilson e Jody Casper vi entrano. Willie Betha, che sta parlando con un ragazzo lo accoglie con calore.

-Salve Sam, benvenuto tra noi.-

-Come vanno le cose Willie?- chiede Sam

-Come al solito, direi, vorrei fossimo in grado di fare di più, ma….

            La frase di Willie è interrotta da un improvviso rumore e Sam si volta, per vedere un gruppo di figli del Serpente.

-È ora di farvi tornare in Africa sporchi negri!-

            Non sanno dire battute meno scontate? Pensa Sam mentre il caos si scatena nel centro. I Figli del Serpente colpiscono dovunque, il loro solo intento è distruggere e fare del male. Jody prova a reagire, ma uno dei Figli lo colpisce con il suo bastone e poi un altro lo imita. Nel marasma di grida e gente che prova a scappare, Sam è sospinto lontano dal salone ed entra dentro una stanza vuota. Sa di non avere molto tempo per agire, rapidamente si sbarazza degli abiti, rivelando il costume di Falcon, poi indossa la maschera ed infine, premendo uno dei fregi del corpetto, libera le ali ascellari retrattili, a questo punto spalanca la porta.

 

            Credete nelle coincidenze? Esistono sapete, per esempio, torniamo indietro nel tempo di circa 10 minuti quando da un taxi guidato da un autista pakistano (ma esisto ancora autisti di taxi che non vengono dal subcontinente indiano?) scendono Jeff Mace, deciso ad immergersi nei problemi di Harlem, e Joy Mercado. Ovviamente penserete: di tutti i posti possibili da cui cominciare il reportage, dovevano proprio scegliere il Centro Ricreativo Jimmy Betha? Non può essere una coincidenza o magari si, chissà? Sia come sia, i nostri due intrepidi giornalisti si avvicinano al  Centro quando vedono arrivare i Figli del Serpente

-Muoviti Mace, qui ci scappa un bel servizio!- grida Joy correndo verso l’edificio –Mace…dove diavolo sei finito?-

 

            -Vi state divertendo?- dice la voce dura di Falcon, interrompendo due accoliti del Serpente che stanno picchiando un ragazzo. I due si rivoltano prendendo la mira con i loro bastoni truccati da cui esce una raffica di proiettili, ma già il supereroe è balzato sopra le loro teste. Nello scontro che segue, Falcon si sbarazza dei due accoliti senza troppa fatica, ma gli altri accorrono a dar loro manforte e Falcon comincia a pensare che, forse sono troppi per lui, quando….

            Uno scudo circolare guizza nell’aria, rimbalza sulle pareti e colpisce tre Figli del Serpente, poi ne disarma altri due e torna al braccio del suo possessore.

-Capitan America!- esclama uno dei “Figli”

            Come sono ovvi, pensa lui mentre alza lo scudo a proteggersi da una scarica proveniente da un bastone di Serpente, vorrebbe avere qualcosa di spiritoso da dire, chissà se il suo predecessore aveva la battuta sempre pronta?

-Ce ne hai messo di tempo!- gli grida Falcon

-Ho trovato traffico.- replica lui. Patetico, pensa

            Falcon fa una smorfia, poi, gli grida

-Pensi di essere capace di metterli fuori combattimento?-

            Cap deglutisce, poi…

-Perché no? Non ci dovrebbe volere molto.-

            Spera di essere sembrato convincente.

 

 

4.

 

 

            Da una telecamera applicata sulle tute dei suoi accoliti, il Serpente Supremo osserva quanto accade. Come aveva sperato, un attacco a Harlem aveva stanato Falcon e, con lui, il nuovo Capitan America, ora doveva solo dare il via alla seconda fase.

 

            Nell’infermeria della sede centrale dello S.H.I.E.L.D. a New York, il colonnello Nick Fury si consulta con un ospite di riguardo

-Allora Dott. Kincaid?-

-Francamente Colonnello Fury, devo dirle che disapprovo il modo con cui i vostri agenti mi hanno prelevato per portarmi qui e tutta la segretezza. Addirittura la benda sugli occhi, mi sembrava di essere in un pessimo film sulle sette segrete.-

-Mi scusi dottore, ma mi serviva il parere di uno con la sua competenza e lei è l’unico dottore esterno di cui possa fidarmi.-

-Mmm, non avrei mai dovuto accettare la proposta di diventare medico di Vendicatori, adesso mi trovo sempre coinvolto con gente che non è abbastanza furba da mettere le mutande prima dei pantaloni.-

-Quella è una battuta mia dottore.- ribatte ridendo Nick –Veniamo al punto ed il punto è questo paziente.-

            Gli mostra un uomo dell’apparente età di vent’anni, apparentemente addormentato e collegato a vari monitor  e flebo.

-Si chiama Jack Monroe, ma, per un breve periodo, è stato conosciuto come Nomad. Non si faccia trarre in inganno dal suo aspetto, in realtà è nato nel 1941.-

-Non mi faccio impressionare facilmente.- ribatte Kincaid –Se le chiedo come ha fatto a rimanere così giovane, cosa mi risponderebbe? Una formula sperimentale o animazione sospesa?-

-Lei è davvero intelligente dottore. L’ultima che ha detto. Ora ascolti una bella storiella…-

            Con la maggior sintesi possibile Fury racconta a Kincaid di come Jack divenne il terzo Bucky, partner del Capitan America degli anni ’50 e di come il siero imperfetto fece impazzire entrambi, così da consigliare al Governo di metterli in animazione sospesa;[2] di come, risvegliato pochi anni prima ed adottata l’identità di Nomad,[3] sembrasse completamente guarito; di come una serie di eventi avessero risvegliato le sue psicosi fino a consigliare di rimetterlo in animazione sospesa. Racconta ancora di come, rapito dal Teschio Rosso, Nomad fu salvato da U.S.Agent e Capitan America proprio nella missione che portò alla scomparsa di quest’ultimo.

-…da allora non si è ancora risvegliato. I nostri medici non hanno trovato nulla di strano.  Vorrei che gli desse un’occhiata.-

-Io sono un chirurgo, non un neurologo, perché ha voluto me?-

-Gliel’ho detto, è il più affidabile che conosca. Un tempo ce n’era un altro, ma è scomparso da tempo ormai e lei…diciamo che gli somiglia molto.- risponde Nick sogghignando

            Kincaid non risponde e si mette al lavoro, poi, dopo circa un’oretta si rivolge a Fury

-Niente di particolare, i segni vitali indicano che dovrebbe essere già fuori dalla catalessi, forse è solo questione di tempo…-

            Non finisce la frase, tutti sono distratti dal mugolio che viene dal letto e quando si voltano scoprono che Jack Monroe ha aperto gli occhi.

 

            Al centro Jimmy Betha lo scontro coi Figli del Serpente infuria

Capitan America si rivolge agli avversari

-Il razzismo va contro tutti i principi dei Padri Fondatori. Tutti gli uomini sono stati creati uguali.-

-La Costituzione è stata scritta da Americani per gli Americani.- ribatte il Capo Pattuglia dei Figli del Serpente –Che questi subumani se ne tornino in Africa, dov’è il loro posto.-

-Non ti stavo invitando ad un dibattito.- replica Cap e lancia lo scudo abbattendolo, poi avanza in mezzo ai Figli del Serpente ostentando una sicurezza che è ben lungi dal provare.

-Gli antenati di questi uomini, sono stati prelevati con la forza dai loro villaggi africani da uomini che volevano solo sfruttarli. Ora i loro discendenti sono americani, capito?-

-Tu parli troppo!- esclama un “Figlio” gettandoglisi contro assieme ad  altri

-E tu non sai quando stare zitto!-  risponde Capitan america facendolo volare sopra la sua testa, poi, nei cinque secondi successivi, lui e Falcon si sbarazzano dei rimanenti avversari. Mio nonno sarebbe orgoglioso di me, pensa, Cap, se solo fosse qui.

            Falcon si è rivolto a suo nipote che si sta riprendendo

-Tutto bene Jody?-

-Oh certo zi…Falcon, avrò un po’ di male alle ossa per un po’, ma sto bene ora.-

            In quel momento, si fa viva, da dietro una colonna, Joy Mercado

-Capitan America! Sono della rivista Now, vorrei farle qualche domanda.

            Cap sospira, preferisce di gran lunga una minaccia mortale a questo

-Non mi sembra il momento Miss Mercado io…-

            Un forte rumore lo interrompe e lui e Falcon si trovano di fronte a cinque guerrieri in armatura di tipo mandroide in assetto di guerra

            Dovrei stare attento a formulare desideri pensa Capitan America

 

            Molto più a Nord est, nel Connecticut, in un istituto scolastico di campagna, un uomo è accolto dal preside.

-Benvenuto tra noi, è una fortuna che fosse disponibile per il posto.-

-Beh io mi ritengo fortunato ad averlo trovato, non è facile ad anno scolastico già iniziato.- risponde il nuovo venuto

-Beh non siamo riusciti a sostituire il vecchio insegnante andato in pensione. Sa, non sono molti quelli disposti a venire in una piccola scuola di campagna.-

-La cosa non mi spaventa… e poi…non direi che siate proprio una piccola scuola di campagna.-

            Il preside sorride:

-In effetti, la Lee Academy o High School, come si chiamava una volta, è piccola, ma abbastanza prestigiosa, ci si troverà bene, vedrà. Venga l’accompagno alla sua classe.-

            I due percorrono un lungo corridoio e poi si fermano dinanzi ad una porta da cui proviene un gran vociare. Il Preside sospira e spalanca la porta. Gli ci vuole un po’ per farsi sentire da ragazzi e ragazze che alla fine si acquietano. Le ragazze lanciano occhiate interessate al nuovo venuto

-Ragazzi, devo presentarvi una persona!- dice il Preside schiarendosi la voce

            L’uomo alto e biondo appoggia sulla cattedra una cartella da disegno e s’infila un paio d’occhiali sopra gli occhi azzurri e si presenta:

-Buongiorno a tutti, spero che staremo bene insieme. Io sono il vostro nuovo insegnante di Arte, il mio nome è Steve Rogers!-

 

 

FINE SECONDA PARTE

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Ecco terminata la seconda parte di quest’avventura d’esordio del nuovo Capitan America

            Come avrete notato quest’episodio si è focalizzato su Falcon ed il suo ambiente, ma nei prossimi episodi, lo prometto, ne saprete di più su Capitan America e, soprattutto, su Jeff Mace e la sua variegata famiglia e sui suoi legami con Steve Rogers

            Per quanto riguarda Jack Monroe, alias Nomad, i prossimi episodi faranno luce su alcuni misteri che lo riguardano            e spero che rimarrete piacevolmente sorpresi

            Infine una parolina sul finale di questa storia: la Lee High School nel Connecticut era nelle storie di Capitan America del 1946-1949 e 1953-1954 l’istituto in cui Steve Rogers, congedato dall’esercito, esercitava l’attività di insegnante e Bucky quella di allievo. Dopo che, ripescando (è proprio il caso di dirlo -_^) Capitan America, Stan Lee & Jack Kirby operarono una delle prime (forse, addirittura la prima) retcon dell’universo Marvel, negando che tutte le storie di Cap ambientate tra il maggio 1945 ed il 1954 fossero state vissute da Steve Rogers, gli autori successivi inventarono la teoria dei Cap sostituti e la Lee High School rimase solo come luogo in cui Steve Rogers II, il Cap degli anni ’50, faceva l’insegnante e Jack Monroe (Bucky III) era un alunno. Secondo me il nome della scuola, non era dovuto ad una botta di megalomania di Stan Lee, principale scrittore di Cap sin dal 1942, ma al fatto che il nome Lee High School aveva un’assonanza fonetica con Camp Lehigh, la base militare in cui Steve Rogers era di stanza sino allo scoppio della 2° Guerra Mondiale

Ora, uno Steve Rogers insegna di nuovo alla Lee High School, da me ribattezzata Lee Academy, il cerchio si chiude

Nel prossimo numero: Cap e Falcon contro i Mandroidi scatenati loro contro dai Figli del Serpente, ma come fa quest’organizzazione ad avere accesso alla tecnologia dei Mandroidi? Chi è il Serpente Supremo? E chi è il “professor” Rogers? E perché dovrei rispondere a queste domande? Leggete il prossimo episodio. -_^

 

 

Carlo



[1] Inaugurato in Iron Man (MIT) #1

[2] Come illustrato in Captain America (Vol 1°) #155 (Capitan America Corno #67)

[3] Vedi Captain America (Vol 1°) #